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giovedì 22 dicembre 2011

Iniziativa politica per l'Europa



La nostra sfida non è nel consegnare l´Italia in svendita all´Europa. Il compito della nostra classe dirigente è il contrario. Riportare l´Italia al centro dell´iniziativa politica della Ue, di cui siamo co-fondatori decisivi. Per spiegarci... con un esempio: non vorremmo una stagione di privatizzazioni e dismissioni come quella del ‘92-‘93 ma una nuova conferenza di Messina che culmini in un nuovo Trattato di Roma. Sono passati più di cinquanta anni da quella straordinaria soluzione politica che, dopo una crisi diplomatica, consentì all´Europa di divenire quella che ancora oggi è. Ora, più ancora che i nostri bilanci, si tratta di salvare la moneta unica e l´Unione stessa. Una scossa europea, ecco ciò di cui abbiamo bisogno. (da "Formiche", Dicembre 2011)

venerdì 18 aprile 2008

POPOLO DELLA LIBERTA' IL PPE NON FA PER TE !

A fronte del chiacchericcio sul cammino del Popolo della Libertà verso il Partito Popolare Europeo, voglio ricordare alcuni dati di fatto che ad oggi bloccano tale percorso.
Allo stato dei fatti il PdL non è un partito ma una coalizione di partiti ognuno dei quali ha mantenuto la sua soggettività ed autonomia.
Di questa coalizione sono parte partiti membri del PPE, altri che fanno riferimenti al altre realtà europee ed altri che non hanno alcun riferimento a raggruppamenti partitici europei.

Al momento i partiti italiani facenti parte del PPE quali “full member” sono Forza Italia, UDC ed UDEUR, mentre la SVP è presente quale “observer member”. Il PPE è un partito con i suoi organi eletti da regolari congressi – l’ultimo si è svolto a Roma lo scorso anno – ed è presente nel Parlamento Europeo con un proprio gruppo
Il Presidente del PPE ha così definito il PPE:
The EPP is a family of the political centre-right, whose roots run deep in the history and civilization of the European continent and has pioneered the European project from its inception.

Della coalizione PdL fa parte, com’è noto, Alleanza Nazionale i cui europarlamentari sono iscritti al Gruppo UEN (Union for Europe of the Nations), come lo sono gli europarlamentari della Lega Nord. UEN non è un partito, ma un gruppo dell’europarlamento.

Il giorno in cui il PdL dovesse trasformarsi da coalizione in partito (con i relativi passaggi di scioglimento di Forza Italia, di Alleanza nazionale, e degli altri micro-partitini e movimenti che la compongono) potrà chiedere l’adesione al Partito Popolare Europeo; spetterà al Political Bureau del PPE, sentiti i partiti nazionali ( e cioè UDC ed UDEUR), decidere in merito.

Tutto ciò premesso, essendo convinto che la direzione di marcia sia la costruzione di un soggetto partitico italiano che, unitariamente, faccia riferimento al PPE, osservo che:

  1. questo soggetto si costruisce, senza forzature od imposizioni, partendo da un rapporto di parità tra le forze che già attualmente fanno parte del PPE;
  2. la coalizione PdL contiene al suo interno entità che ben difficilmente sono riferibili al PPE e penso ad Alleanza Nazionale, ad Alternativa Sociale Mussolini, ai Radicali di Della Vedova ed ad altri movimenti “imbarcati” per far numero.

Visto che l'UDEUR era stata messa fuori gioco in maniera surrettizia da un'indagine giudiziaria rivelatasi a posteriore un bluff, l'eventuale cancellazione dell'UDC dallo scenario politico italiano avrebbe consentito a Berlusconi di portare dentro il PPE tutto il PdL, magari presentandolo quale versione aggiornata di Forza Italia..

Gli è andata male, l'UDC c'è ancora - nonostante gli attacchi suibiti da destra e da sinistra - e continuerà a costituire l'antemurale all'adesione di Fini, Mussolini, Dalla Vedova al PPE.

giovedì 17 gennaio 2008

QUESTI VERDI NON SMETTONO DI SORPRENDERCI

Ma guarda un po' cosa ti scopre "Il Velino" odierno
I rifiuti della Campania non vanno smaltiti in Germania, bensì nel territorio che li ha prodotti. Lo chiedono ufficialmente i Verdi tedeschi attraverso la loro portavoce al Bundestag per i problemi ambientali, la deputata Sylvia Kotting-Uhl (nella foto). In un comunicato pubblicato dal servizio stampa del suo gruppo parlamentare, Sylvia Kotting-Uhl boccia il sistema dello smaltimento all’estero (“Mülltourismus”, turismo dei rifiuti) patrocinato dal ministro dell’Ambiente, il verde Alfonso Pecoraro Scanio, negli ultimi anni assiduo frequentatore dei congressi dei Verdi (Grünen) in Germania e notoriamente riluttante alla costruzione di inceneritori nella sua regione. “Non si fornisce un aiuto reale agli abitanti di Napoli aumentando l’esportazione in Germania della loro immondizia – afferma la deputata ambientalista eletta a Karlsruhe –. Se si saturano le sovracapacità degli impianti tedeschi con rifiuti italiani, non si genera in Italia una spinta d’innovazione per costruire finalmente moderne strutture di smaltimento”. A suo avviso, il sistema attuale crea danni anche in Germania, dal momento che “in tal modo viene ulteriormente ritardata la chiusura di impianti tedeschi tecnologicamente obsoleti”.
L’apparentamento politico del suo partito ambientalista con la Federazione dei Verdi di Pecoraro Scanio non frena l’impeto critico della Kotting-Uhl: “Il turismo dei rifiuti sarà magari molto redditizio per chi vi partecipa, però non giova all’obiettivo dello smaltimento, né in Italia né in Germania”. E ancora un altro punto fermo: “I rifiuti non debbono viaggiare attraverso l’Europa, né su strada né per ferrovia”. La portavoce dei Verdi tedeschi sottolinea che “in Europa giustamente vale il principio che i rifiuti vadano smaltiti nelle vicinanze. Se la Germania vuole sul serio aiutare l’Italia – conclude – allora può farlo non con l’importazione di rifiuti, ma con l’esportazione di tecnologie”.

domenica 14 ottobre 2007

TURKEY Responsabile del genocidio armeno



Chi opera per l'ingresso della Turchia nell'Unione Europea rifletta attentamente sulla reazione del Governo Turco all'approvazione di una risoluzione che definisce "genocidio" i massacri compiuti dal Governo Ottomano nel corso della Prima Guerra mondiale da parte di una Commissione del Congresso USA (nella foto il memorial al genocidio armeno a Tsitsernakaberd).
Il neopresidente turco Gul ha dichiarato che " Questa decisione inaccettabile della commissione (...) non ha alcun fondamento e non rispetta i turchi" .
Il fatto è che il Governo Turco e l'establishment turco non vuole fare i conti con la propria storia e non accetta che altri gli rammentino l'orrendo genocidio compiuto ai danni degli Armeni; dopo i massacri compiuti in Vandea dalla Rivoluzione francese, questo genocidio è il primo di una triste serie che ha insaguinato il Novecento.
Ogni qual volta che la Turchia viene richiamata a riconoscere questa triste responsabilità reagisce in maniera furibonda.
Credo sia giunto il momento di dire che se la Turchia vuole entrare nell'Unione Europea deve riconoscere questo crimine e chiedere perdono ai sopravissuti ed alle loro famiglie e, se del caso, provvedere al risarcimento materiale dei danni inferti a quel popolo.

Bisogna, ancora, ricordare che la Turchia

  • sostiene militarmente un governo illegale nel nord di Cipro;
  • impedisce alle navi di un Paese UE (Cipro) di accedere ai propri porti:
  • non vuole risolvere i problemi della minoranza curda.

Diciamo con forza il nostro NO all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea

sabato 6 ottobre 2007


LEPANTO

Il 7 ottobre 1571 la flotta voluta da Papa Pio V e composta da navi ed equipaggi dell'Europa cristiana sconfisse la flotta turca a Lepanto.
Venne così fermata l'espansione turca nel Mediterraneo; bisognerà attendere la liberazione di Vienna (1683) dall'assedio delle armate turche per vedere iniziare il declino della minaccia turca sull'Europa.

Erano passati secoli da Poitiers (732) allorché era stata fermata l'invasione dell'Europa delle forze musulmane; in questi secoli i musulmani si erano insediati in Spagna, in Sicilia, in Puglia, nei Balcani.
La liberazione dell'Europa dal potere musulmanio è costato secoli di lotte con conseguenti drammi delle popolazioni rivierasche, lutti, sventure. Nelle nostre riviere le Confraternite di Sant'Erasmo erano particolarmente dedicate a sovvenire le famiglie delle persone ridotte in schiavitù dai pirati barbareschi, spesso guidati da cristiani rinnegati. Ancora nell'800 - nonostante il forte contenimento del potere navale turco operato dagli Stati cristiani e dai Cavalieri di Malta - l'ammiraglio Giorgio Mameli della Marina sarda, padre di Goffredo Mameli, partecipava a spedizioni per contrastare le scorrerie del Bey di Tripoli.
Per ringraziare la Vergine Maria della vittoria conseguita a Lepanto papa Pio V fisso al 7 ottobre la festività della Madonna del Rosario.
L'Europa non deve e non può dimenticare quante lacrime e sangue e quanti secoli è costato liberarsi dal dominio musulmano. Anche perché non pare esistano, al momento, personalità della tempra del Principe Eugenio di Savoia.