venerdì 31 dicembre 2010

Metri....diversi con i massoni.



E' curioso ed anche imbarazzante che un alto esponente della Massoneria italiana ottenga le esequie religiose in Chiesa, comprensive della liturgia eucaristica, da un paroco-abate poco attento a quanto lo circonda e che tale disattenzione sia sanata in extremis dall'Ordinario diocesana che limita la cerimonia religiosa ad un rito di suffragio. Ma è anche più illogica la volontà di ricevere le esequie religiose cattoliche da chi, anche negli annunci funebri, non fa alcuna menzione della Fede cristiana. Ultima curiosità: guarda caso il rito di suffragio si svolge nell'abbazzia di Carignano, quartiere ove venne fondata la prima loggia genovese della Massoneria

Ferma la possibilità della conversione "in articulo mortis", fa un po' sorridere la rigidità con cui Santa Madre Chiesa applica le norme del Diritto Canonicio alla gente normale (vedi celebrazione dei sacramenti) a fronte dello sbracamento ...verso persone che fan parte di entourage ben definiti (ad esempio esponenti di famiglie nobiliari anche non regnanti). Per notizia, nello stesso periodo in cui si è svolta la vicenda del noto massone Anania (gran Maestro aggiunto del G.O.I), a Genova è stato celebrato il funerale religioso di un altro venerabile nella Chiesa parrocchiale dl N.S.Rosario. Che questo venerabile, già gran maestro della Loggia genovese "Eliseo", fosse un illustre sconosciuto non si può certo dire vista la sua rilevanza pubblica nel campo medico e sociale.E tutto cò con la misericordia divina che non è sindacabile da alcuno, c'entra davvero poco
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lunedì 5 aprile 2010

UDC. Il richiamo del PPE e la risposta dell'on. Buttiglione


Il botta risposta tra l’on. Bocchino ed il nostro Presidente on. Buttiglione mi fornisce l’estro per una breve considerazione. Considerazione che necessita di approfondimento.

Adesso si può dire, dopo il risultato delle regionali che conferma al 5-6% il bacino elettorale UDC e la polarizzazione del voto sul Cdx e sul Csx, che, forse:
1. la nostra battaglia contro il bipolarismo non ha conseguito risultati;
2. le battaglie di testimonianza in politica non hanno alcuna rilevanza;

3. è il caso di porsi il problema di una scelta.
A mio avviso – ma avremo modo di riparlarne, spero, negli organi di partito – la scelta è già stata fatta nel momento in cui l’UDC ha aderito al PPE condividendone ideali e valori. Le fughe in avanti di un ipotizzato Partito della Nazione appartengono più al regno delle discussioni accademiche che a quello delle posizionamento all’interno dello scenario politico italiano.

Rispondere a Bocchino ponendo una questione valoriale mi pare un artifizio dialettico per coprire il cul-de-sac in cui la dirigenza UDC ha cacciato il partito. Si è avuto lo stomaco di “fare strada” con i valori della Bresso in Piemonte e di Burlando in Liguria e si pone il dubbio che si possa “fare strada” con i valori di Formigoni, Pisanu, Gigi Grillo, Scajola, Baccini, Lupi, Giovanardi e mi fermo qui per brevità. Ma via, un po’ di senso del ridicolo. Peraltro certe posizioni – che mi pare non siano state sinora smentite – attribuite all’on. Vietti da Massimo Introvigne nei suoi rapporti con la Bresso, pongono qualche interrogativo sui valori di riferimento dell’UDC.

Noto anche come nel Centrosinistra non ci sia campo per alcuna partita, visto lo stato comatoso in cui versa il PD incapace persino di esprimere una candidatura per il Lazio e la Puglia. Una situazione destinata a durare ed il cui sbocco non può essere che un riposizionamento del PD stesso su una moderna socialdemocrazia.

Parlavo di cul-de-sac perché mi pare chiusa anche una - sia pure teorica, ma analizzata nel periodo prelettorale – strada di alleanze col Csx in cui Casini possa assumere la funzione di alfiere; credo proprio che questo ruolo Bersani non lo riconoscerà, ne lo consentirà mai: l’esigenza di una ristrutturazione ed un riordino interno al PD non lo permette perché sarebbe vissuto come un cedimento.

venerdì 2 aprile 2010

domenica 17 gennaio 2010

UDC. Il momento delle scelte

Dire che sono seriamente preoccupato per le sorti dell’UDC è dire poco.
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Con altre persone, ho preso parte alla costituzione dell’UDC, un partito denominato Unione dei Democratici Cristiani e Democratici di Centro”. Un partito
  • Parte del Partito Popolare Europeo di cui condivide ideali, valori e programmi;
  • "altro” rispetto all’allora esperienza partitica della Margherita-DL e delle alleanze che la stessa costruiva e perseguiva con i DS sino a fondersi in un’unica formazione partitica: il Partito Democratico.
  • confliggente (direi al limite concorrente) con la prospettiva politica dell’allora Forza Italia ma, proprio per la comune appartenenza al PPE, capace di fare strada insieme per il bene del Paese con quei partiti che costituirono la Casa delle Libertà, quale alternativa ai partiti del centro-sinistra. Alternativa non di potere, ma di valori e di ideali.
  • preso “a pesci in faccia” sia dagli ex-sodali della Casa della Libertà (FI, AN e Lega Nord) . sia dal PD al momento in cui spinsero l’acceleratore sul concetto di “voto utile” al fine di annullare la presenza dell’UDC nel Paese.
  • che ha reagito con orgoglio, grazie al voto degli elettori, ed ha passato indenne questa esperienza.
  • che, nonostante tutto ciò, non ha mai rinnegato i valori e gli ideali posti alla base della propria costituzione; anzi li ha rafforzati con i documenti elaborati nell’anno trascorso.

Se queste premesse sono vere - e condivise da coloro che le leggono - ne conseguono alcune considerazioni:

  • Nulla può essere cambiato nella posizione politica dell’UDC e nella sua collocazione al momento delle alleanze per le elezioni regionali, salvo tradire i valori e gli ideali fondanti del Partito; e la collocazione dell’UDC, al momento, non può che essere al centro o, al massimo, in una alleanza di centro-destra;
  • Nulla può cambiare nelle scelte dell’UDC a causa dell’ingresso di esponenti di spicco dell’ex-Margherita o del PD; tutti coloro che giungono, dall’esterno dell’UDC, debbono aderire all’impostazione politica del Partito e non sovvertirla dall’interno;
  • Non è dignitoso affermare che l’UDC non vuole stringere alleanze – a livello nazionale – per la costituzione delle giunte regionali e sostenere la logica della “macchia di leopardo”, quando nella stragrande maggioranze delle Regioni in cui si voterà l’UDC si ritrova a sostenere candidati del PD od ad accettare/richiedere il sostegno del PD o – presentandosi da sola – a far pendere l’ago a favore del PD;
  • La collocazione dell’UDC nell’area di centro-sinistra viene attuata in palese contrasto con l’impostazione politica sinora adottata dal Partito e convalidata dal voto in occasione delle ultime elezioni;
  • Infine, è regola di democrazia che decisioni di cambiamento delle posizioni politiche del Partito siano effettuate dal Congresso Nazionale, previo ampio dibattito e confronto fra gli iscritti.
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Non entro nel merito della polemica dei “due forni” – su cui comunque ci sarebbe tanto da dire, proprio per l’immoralità insita nella logica dei due forni -, né sulle forzature che entrambi i partiti maggiori (PD e PdL) stanno facendo nei confronti dell’UDC, né sulle polemichette con la Lega Nord (buone soltanto in periodo elettorale, visto che il nostro D’Onofrio ha lavorato con la Lega Nord per costruire una riforma costituzionale di notevole spessore).
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Voglio restare all’essenza del problema: non è lecito ad alcuno giocare al trasformismo.
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Ne consegue – e mi limito al caso Liguria – che l’unica collocazione possibile per l’UDC è quella di correre da sola o, meglio, sostenere la candidatura Biasotti con cui gli uomini del nostro Partito hanno collaborato adeguatamente per un’intera legislatura e che hanno sostenuto nella scorsa tornata elettorale.
Sottolineo il fatto di “sostenere” la candidatura Biasotti, proprio per accogliere la tesi di non procedere ad accordi di coalizione.
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Potrei, ma mi fermo qui essendomi dilungato abbastanza, parlare delle necessità per la Liguria di cambiare passo e mandare a casa Burlando e tutti coloro che hanno “mal governato” la Liguria in questi anni: ne ho già parlato a sufficienza per il passato e ritengo inutile ripetere cose che chi ha voluto capire ha capito e chi non ha voluto capire non capirà mai.
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So benissimo di non essere in grado di influire su decisioni prese al di fuori di ogni logica di democrazia interna, ma proprio per questa mancanza di strumenti di democrazia interna utilizzo questa forma di comunicazione.

domenica 27 dicembre 2009

UDC genovese, trasformismo ed etica


Radio Bassa Prua diffonde, da più giorni, la notizia che il corrispettivo del possibile sostegno dell’UDC a Burlando (PD) nelle prossime elezioni regionali in Liguria sia costituito da un profondo sommovimento nelle Giunte Comunale, Municipali e Provinciale di Genova con l’affidamento di assessorati all’UDC, per cui l’asse PD-UDC diventerebbe la spina dorsale del nuovo centrosinistra genovese, con conseguente ridimensionamento politico degli altri partiti attualmente presenti in maggioranza..

Insomma, Radio Bassa Prua da per scontata una nuova stagione del centrosinistra a Genova, senza alcuna legittimazione elettorale, nel più puro stile di “trasformismo” politico che tanti danni ha già inferto, per il passato, al nostro Paese. Qui non si tratta del “cambio di casacca” di qualche eletto (fenomeno, sul quale esistono valutazioni estremamente diversificate), ma del cambio di fronte di un intero partito – l’UDC - che alle elezioni del 2007 si era presentato quale parte attiva di una coalizione di centro-destra (Alleanza Nazionale, Forza Italia, Lega Nord, Lista Biasotti ed UDC) con un comune progetto politico, ovviamente diverso e confliggente rispetto a quella presentato dal centrosinistra. Quel progetto e quella coalizione fu sconfitta dagli elettori che inviarono il centro-destra all’opposizione.

Nulla è cambiato da allora. La proposta politica del centrosinistra è rimasta immutata e nulla può giustificare per l’UDC il “cambio di fronte” in corso d’opera, salvo accedere ad una visione della vita politica ed amministrativa disciplinato dalla sola logica del “potere”: non importa ove dirige la nave e quali siano i suoi propellenti, ciò che importa è stare sul ponte di comando. Questo tipo di logica non appartiene alla cultura, agli ideali ed alla storia dei cattolici impegnati in politica.

Sarebbe tedioso ripetere le “criticità” delle Giunte di centrosinistra genovesi, ma sicuramente non è tedioso evidenziare come nel 2007 l’UDC si sia presentata quale antagonista al centrosinistra e, in tal senso, abbia ottenuto i voti dal proprio elettorato.

Per questo ritengo – essendo stato protagonista quale membro della dirigenza UDC che strinse l’alleanza con gli altri partiti della coalizione a favore di Musso (in Comune) e della Oliveri (in Provincia) – che debba essere mantenuto fede al mandato elettorale, dimostrando che le ipotesi di Radio Basso Prua sono campate in aria. Peraltro la legittimità e la permanenza nel tempo delle decisioni assunte nel 2007, restano integre anche se l’UDC provinciale è stata commissariata, salvo far venir meno la credibilità di un intero partito.

Parlare di eticità nella vita pubblica, senza viverla – anche con sacrificio – è un’incoerenza che l’UDC genovese non si può, né si deve permettere.





martedì 8 dicembre 2009

BUTTIGLIONE. Tra l'UDC e la sinistra c'è un abisso

tratto da circolodell'amicizia.splinder.com

venerdì 4 dicembre 2009

Il “caso Fini” monopolizza l’attenzione all’interno del Pdl, in una delle settimane più delicate per il governo, alle prese con i processi a carico del premier e le pesanti accuse mafiose da parte del pentito Spatuzza. Nel panorama politico c’è però chi ha scommesso da tempo su un profondo cambio di scenario e sulla fine del bipolarismo. Questa sembrerebbe l’ipotesi dell’Udc di Casini, che, nell’attesa di un nuovo assetto, tratta separatamente con Pdl e Pd le alleanze alle elezioni regionali. Ne abbiamo parlato con l’On. Rocco Buttiglione.

Qual è la vostra posizione in questo delicato frangente dell’esecutivo e forse del bipolarismo stesso?
Noi pensiamo che il bipolarismo abbia fallito. Da 15 anni questo paese non cresce, si è smarrita la politica e la capacità di mettere d’accordo la gente su un progetto di bene comune. Si è pensato che dicendo “o di qua o di là” si risolvessero i problemi, il risultato invece è che chi vince le elezioni non riesce a governare, perché deve conciliare posizioni troppo diverse. In secondo luogo ogni governo spende il suo tempo a disfare ciò che ha realizzato quello precedente perché si fanno le riforme senza il minimo accordo con l’opposizione. In questo modo si prendono meno decisioni, contrariamente a quanto si crede, e la gente non si sente rappresentata.
È giunto il momento di cambiare sistema. Quale sistema e quale legge elettorale avete in mente?
Guardi, siamo circondati da esperti di sistemi elettorali che ci dicono: “Bisogna fare come in tutta Europa, due schieramenti e il Presidente del Consiglio eletto direttamente dal popolo”. In realtà non esiste alcun paese europeo nel quale il premier sia eletto dal popolo e tutti i sistemi elettorali, tranne quelli di Gran Bretagna e Francia, sono proporzionali. Il sistema migliore mi sembra il proporzionale alla tedesca.
È un problema solo di modelli? Sembra invece che i mali che affliggono la politica siano sempre gli stessi al di là delle soluzioni formali?
A mio parere questo paese si governa solo dal centro, ci sono troppi estremismi, troppa faziosità e un clima perenne da guerra civile. Anche alla Camera, se non ci fosse quella striscia esile di parlamentari dell’Udc quelli dell’Idv e della Lega si picchierebbero. Il centro non è solo un concetto politico-geografico, è il luogo elettivo dei cristiani impegnati in politica, la casa di quelli che sanno che la risposta alle domande fondamentali della vita vengono dalla religione e non dalla politica. Bisogna laicizzare la politica e paradossalmente possono farlo solo i credenti. La scommessa di posizionarvi fuori dai due poli è stata vinta, visto che c’era il rischio di scomparire.
Siete però davvero convinti che gli italiani vorranno rinunciare al bipolarismo, pur coi limiti che ha sottolineato prima?
A nostro avviso gli italiani sono stanchi di un sistema in cui gli estremisti trionfano e nel quale la politica si riduce alla lotta a morte per distruggere l’avversario. Nel sistema che ho in mente le maggioranze si possono anche dichiarare prima del voto, questo non è un problema.
Tornando all’attualità, siete equidistanti dal Pdl di Berlusconi e dal Pd di Bersani?
No. Tra noi e la sinistra c’è un abisso antropologico che riguarda la concezione della persona umana, della vita, del matrimonio, della famiglia, dell’educazione e una lontananza dal loro approccio statalista. Tra noi e Berlusconi c’è invece un abisso di un’altra natura.Su quali temi?Una diversa concezione delle istituzioni, dello Stato, della Costituzione. Il nostro elettorato è vicino all’elettorato del Pdl, ma siamo molto preoccupati dalla deriva di Berlusconi, che si sta mettendo tutti contro.
Non siete quindi equidistanti, ma più vicini al centrodestra, anche a livello di elettorato. È la presenza di Berlusconi a impedire per ora un ritorno dell’Udc nella coalizione di centrodestra?
Non è la presenza di Berlusconi a impedirlo, perché tutti possono rinsavire, è la linea che sta portando avanti.
Se tra l’Udc e la sinistra c’è un “abisso antropologico”, com’è possibile che si parli di alleanze con la sinistra a livello regionale. Pare che D’Alema sia disposto a sacrificare Nichi Vendola e Mercedes Bresso per ottenere la vostra alleanza, non solo alle regionali…
Posto che non abbiamo nessuna paura ad andare da soli, ad oggi non abbiamo deciso nulla. Berlusconi sembra non avere fretta di scegliere per tenere sulla corda gli alleati, mentre Bersani non ha ancora il controllo del suo partito. Se sul territorio emergeranno le condizioni per allearsi per il bene delle comunità locali siamo disposti a parlare. Il candidato presidente e il programma però si decide insieme, altrimenti andiamo da soli.
Al di là delle regionali è ipotizzabile nel futuro ritrovare l’Udc al governo con la sinistra?
Credo che sia possibile solo in caso di emergenza, se ad esempio Berlusconi portasse il Paese a elezioni anticipate per stravolgere la Costituzione.
Se davvero pensate a un grande centro, capace di stare in piedi da solo, l’alleanza con il nuovo soggetto di Rutelli è inevitabile, o sbaglio?
Vedremo. Sicuramente altri moderati del Pd seguiranno Rutelli perché è fallito un progetto politico, quello di Prodi e prima ancora di Dossetti: l’unione tra cattolici e comunisti. Non intendo dire che nella vita non si possa cambiare, ma esiste un dna e una linea evolutiva. Un lupo può diventare un cane, ma non un cavallo e un Heoippus può diventare un cavallo, ma non sarà mai un cane. Seconda lei stiamo rischiando una nuova Mani Pulite.
Cosa pensa di questa nuova stagione dei veleni e dei pentiti?
Tutte le volte che la politica riacquista il suo ruolo emerge dal fondo senza fine degli scandali italiani qualcosa che travolge di nuovo la politica e rilancia la lotta a morte delle fazioni, il pettegolezzo, il sospetto del tutti contro tutti. A Berlusconi consiglio di lasciar perdere il processo breve e di reintrodurre l’immunità per proteggere la politica dagli attacchi indebiti della magistratura.
Secondo lei in Italia opera una “giustizia a orologeria”? Vuole commentare l’avviso di garanzia al presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni?
Sono convinto che Formigoni dimostrerà la sua innocenza, gli faccio i migliori auguri e colgo l’occasione per dire che Roberto ha governato bene la Lombardia. Se lui non sarà il candidato della Lombardia di alleanze non se ne parla nemmeno.


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lunedì 23 novembre 2009

UDC Ligure e Regionali 2010

Non ho idea se siano previsti interventi della “base” agli Stati Generali UDC Liguria che dovrebbero svolgersi Lunedì 30 novembre 2009.
Tuttavia, ho ben presente quanto appare sui mass-media e le dichiarazioni ufficiali dei responsabili UDC circa le possibili alleanze dell’UDC alle prossime elezioni regionali 2010.
Per questo esplicito il mio punto di vista al riguardo:

credo sia fondamentale, per lo sviluppo ed il futuro della Liguria, che la maggioranza che ha governato sinora la Liguria vada a casa; per tale motivo ritengo che l’UDC NON debba essere parte di alcuna alleanza che sostenga Burlando. A maggior ragione se questa alleanza dovesse comprendere l’IdV, i Verdi, Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani: abissale è la distanza di valori e di ideali che separa l’UDC da questi partiti;
nessun compromesso è possibile con chi ha bloccato lo sviluppo economico e sociale della nostra Regione; è stato incapace di gestire il servizio sanitario; ha rallentato, anche mediante l’ azione corriva degli enti locali dello stessa appartenenza politica, la realizzazione di infrastrutture e di una portualità ligure; ha tollerato un servizio della mobilità regionale a livello di terzo mondo;
le vicende giudiziarie in corso – e la storia non pare finita – consigliano una chiara e netta discontinuità in Regione;
L’UDC ligure può considerare un successo raggiungere alle prossime regionali 2010 un 5% dei voti espressi, tenuto conto che alle Europee 2009 si è conseguito il 4,96 % (ma alle Politiche 2008 il 3,7%); questi voti sono stati espressi da un elettorato di area centrodestra. Qualora l’UDC decidesse di sostenere Burlando (con relativa presenza di IdV, Rifondazione, Verdi ecc.), sicuramente la percentuale scenderebbe in quanto non sarebbe sostituita da elettori del centrosinistra. In tal caso l’apporto dell’UDC a Burlando sarebbe ininfluente ai fini della sua vittoria, vittoria che sarebbe – quasi sicuramente – conseguita dal rivale Biasotti.
Schierare l’UDC Ligure a sostegno di Burlando e co. significa anche consegnare la rappresentanza del mondo cattolico ligure nelle mani di quei spezzoni di PdL particolarmente attivi (Compagnia delle Opere, Opus Dei ecc.), stante le decisioni assunte dal centrosinistra e dalla sinistra in materia di valori non negoziabili. Non illudiamoci che l’UDC sia in grado di contrastare in sede locale la spinta laicista in una maggioranza di centrosinistra.

Per tutto questo auspico fortemente che l’UDC non entri in alcuna alleanza politica di centrosinistra in Liguria.