giovedì 18 dicembre 2008

UDC. Ma non è un postribolo !

Il quotidiano genovese "IL SECOLO XIX" che non perde colpo per mettere in cattiva luce l'UDC, oggi pubblica un articolo dal titolo emblematico che suona presso a poco così: UDC Gente che viene, gente che va.
Nel corpo dell'articolo si parla di coloro che hanno lasciato l'UDC ligure: Adolfo e co., Catozzo e co., Abbundo e co., che hanno raggiunto per strade diverse e con tempi diversi il Popolo delle Libertà.
Poi si parla di coloro che sono arrivati nell'UDC, in primis, l'attuale commissario UDC Liguria Rosario Monteleone proveniente da DL-Margherita.
Tutti narrano dei loro buoni motivi che li hanno indotti alla scelta di andare via dall'UDC o di entrare nell'UDC.
Peccato che l'articolista non spinga la sua curiosità a conoscere coloro che nell'UDC sono entrati sin dal momento dalla sua fondazione e sono tutt'ora lì a combattere la loro battaglia quotidiana per mantenere salda la linea politica dell'UDC in Liguria ed a Genova in particolare. Una linea politica che privilegia le alleanze con i partiti di centrodestra e non è disponibile alla "politica dei due forni".
Certo che la lettura dell'articolo de "Il SECOLO XIX" può dare l'idea che l'UDC ligure sia un postribolo, dove si entra e si esce secondo le convenienze.
C'è chi ce la mette tutta perché non sia così....perlomeno, finché sarà possibile!

martedì 16 dicembre 2008

ABRUZZO. L'UDC PERDE VOTI E NON SE NE ACCORGE

Provo a dare una lettura del risultato delle elezioni svoltesi negli Abruzzi per quanto riguarda l’UDC.
Parto dal dato numerico percentuale che – ovviamente – non risente del calo dei votanti. I dati sono ricavati dal sito ufficiale del Ministero degli Interni



I Consiglieri Regionali nel 2005 erano in totale 4 ( 3 dell’UDC ed 1 dell’UDEUR), adesso sono diventati 2.

Così, a naso, mi pare che l'UDC abbia preso una bella bagnata.
L’aggregazione UDC-UDEUR a perso 2 consiglieri.

A livello Regionale la stessa aggregazione ha perso 7,53 punti (passando dal 13,14 % al 5,61 %) e non è riuscita, neanche, a mantenere la percentuale conseguita dalla sola UDC alla Camera ed al Senato alle Politiche 2008, tranne che nella circoscrizione de L’Aquila.

Che tutto questo debba essere imputato al destino cinico e baro dello sciacallaggio politico mi pare alquanto improbabile.
Così come mi pare improbabile che tutto ciò dipenda dal sistema bipolare che di fatto si sarebbe affermato nel Paese; ma se così fosse sarebbe opportuno che l'UDC ne traesse le conclusioni politiche del caso.






lunedì 8 dicembre 2008

GENOVA. DECLINO DI UNA CITTA'


Qualche giorno dopo la pubblicazione sul “Secolo XIX” dell’articolo sulla situazione economica del teatro Carlo Felice che ha dato adito al mio blog di sabato 6 dicembre, è stata pubblicata la classifica 2008 di “Italia Oggi” sulla qualità della vita da cui risulta che Genova è passata dal 56° al 77 ° posto.

Tale indagine non fa che confermare il declino della città e del comprensorio genovese e che avevo già denunciato in passato (vedi blog del 18 maggio 2008)

Non ho nessuna intenzione di infierire ma per obiettività vorrei evidenziare come i centri di potere politico di Genova e dintorni siano stati in mano alla sinistra da perlomeno 20 anni. In Comune l’ultima maggioranza non di sinistra risale alla Giunta Campart (pessimo sindaco, peraltro), in Provincia si risale alla Giunta Mori (1985-1990), in Regione, tranne la parentesi Biasotti si risale – salvo errori – alla Giunta Gualco, giacché Mori fu Presidente con la sinistra. Non parliamo del porto che, salvo la parentesi D’Alessandro, è sempre stato terreno di potere incontrastato del PCI e dei suoi eredi.
In buona sostanza la Liguria ed il suo capoluogo, da anni, sono governate dalla sinistra e per giunta da quella più burocratizzata e conservatrice che esista in Italia.

Credo che un esempio possa bastare: da circa vent’anni si discute sulla necessità di risolvere la situazione del nodo autostradale di Genova. Siamo ancora alla discussione; più fine, perché adesso il Comune pagherà un gruppo di esperti per organizzare il confronto con la cittadinanza sulle varie ipotesi di tracciato. L’importante è discutere in una sorte di pseudo democrazia partecipativa, la realizzazione verrà, quando non si sa.

Mi pare che sia essenziale comprendere che per risollevare le sorti della nostra città e della nostra Regione si debba rompere la presa della sinistra sul potere.
Per questo non condivido la tattica (o la strategia) di chi, provenendo da esperienze diverse da quelle del PCI-PDS-DS, ha costruito qui in Liguria, ed a Genova in particolare, il Partito Democratico: è stato un errore di cecità politica che ha rafforzato la presa sul potere della sinistra.

In altri termini, tutto ma proprio tutto, bisogna attuare per togliere acqua alla sinistra. Anche tappandosi il naso. Questa è la scelta strategica.

L’altra ipotesi è quella di accontentarsi della mediocrità della sinistra che governa Genova e la Liguria: in questo modo i rischi di sopravvivenza al comando sono garantiti, anche per coloro che stanno facendo i portatori d’acqua alla sinistra.

sabato 6 dicembre 2008

CARLO FELICE. CI COSTA TROPPO


La situazione economica del Teatro Carlo Felice, pubblicata sul Secolo XIX odierno, suscita interrogativi e perplessità circa la sostenibilità economica di questa istituzione per la nostra città.
Secondo le cifre pubblicate (ma sono confrontabili con quelle che appaiono sul sito
www.carlofelice.it) i ricavi assommano a 31.851.300 euro. Il problema è che più dell’85 % dei ricavi dipendono da contributi di Enti pubblici, Sponsors e ministeriali (27.748.300 euro) e solo poco più del 10 % e costituito dall’’introito degli spettatori (3.378.000 euro).
Mentre sul totale dei costi ( 31.847.227 euro) il personale incide per il 61, 4 % (19.556.013 euro) e la realizzazione delle attività artistiche incidono per il 31 % (9.584.220 euro).
In buona sostanza se non ci fossero o contributi pubblici ecc. non si potrebbe, neppure pagare il personale ed allestire gli spettacoli.

Pur essendo convinto che la nostra città debba avere un buon livello di iniziative culturali – e fra queste rientra sicuramente anche l’opera lirica e la musica sinfonica, da camera ecc. – mi chiedo se sia possibile sostenere costi di questo genere oppure non si debba operare per una diversa e migliore gestione economica del Teatro comunale dell’Opera che non sia dipendente – a questi livelli – dalle contribuzioni della mano pubblica.

domenica 30 novembre 2008

PD, QUANTI EQUIVOCI SULLA STRADA DEL PSE

Lunedì prossimo, 1 dicembre, a Madrid sarà apposta la firma al manifesto del Pse che i leader socialisti di tutta Europa hanno concordato in vista delle prossime elezioni europee. Incapace di decidere il da farsi il PD di Veltroni non sarà presente all’appuntamento, ma vi saranno spezzoni autorevoli del PD : la governatrice Presso del Piemonte e Piero Fassino quale rappresentante dei vecchi DS ancora appartenenti all’Internazionale Socialista. Inutile dire che la questione – irrisolta della collocazione europea del PD – ha fatto scoppiare l’ennesima bagarre nel PD. Eppure una decisione dovrà ben essere presa visto che nella prossima primavera si vota per le elezioni europee e si dovrà dire agli elettori dove andranno a finire i loro voti.

Claudio Burlando, Presidente PD (ex DS, ex PDS, ex PCI) della Regione Liguria, entra nel dibattito e come riportato dall’Agenzia “IL VELINO” frena la Bresso, pur ammettendo la preferenza per lo sbocco nel Pse: “Se c’è qualcuno che firma il manifesto programmatico del Pse e qualcun altro che ne firma uno diverso siamo davanti a un bel problema”. Per questo, spiega “non servono adesioni personali. La collocazione europea del Pd deve essere decisa dagli organismi del partito. È ovvio che il nodo deve essere risolto tenendo presente che il Pd è nato sulla base di due diverse forze politiche, ma - conclude Burlando - la mia personale visione è che alla fine si debba entrare nell’alveo socialista. Se non avevo capito male era quello l’obiettivo...”.

Allora mi chiedo se questo era l’obiettivo del nuovo partito nato dalla fusione di DS con DL-La Margherita se per caso non avessi ragione quando diversi mesi orsono preconizzavo che la fine degli ex DL-La Margherita sarebbe stata inevitabilmente di …morire socialisti.

giovedì 27 novembre 2008

BARACK OBAMA, PRESIDENTE ELETTO USA



QUALCHE CONSIDERAZIONE SUL NUOVO PRESIDENTE USA
Benché non siano ancor noti tutti i componenti dello staff presidenziale e della nuova compagine governativa sembrerebbe - ed uso il condizionale perché sino a quando Obama non sarà insediato nulla di certo si saprà – che vi sia una folta presenza di persone cui deve essere addebitata una certa responsabilità per la crisi finanziaria in atto a livello mondiale, segno questo che – al di là di un verniciata di immagine – la politica economica e finanziaria USA sarà in continuità con quella dell’era repubblicana; anzi è probabile che si rafforzerà la tendenza a proteggere le grandi istituzioni ed industrie a scapito delle piccole imprese e del cittadino medio che ha fatto convergere il voto su Barak Obama.
La campagna elettorale di Obama è costata quasi il doppio di quella di McCain e le risorse sono venute oltre che dai soliti settori che sostengono i democratici anche e soprattutto dai fondi speculativi (“hedge funds”); dagli studi legali [anch’essi traggono risorse dalle complesse alchimie dei contratti di finanza creativa]; dai fondi di “private equity”. E la scelta di Emanuel Rahm, quale capo dello staff presidenziale la dice lunga sull’influenza che la finanza creativa ha avuto nell’elezione di Obama.
Fa sempre più pensare che la scelta del capo del Paese più potente del pianeta – indipendentemente dallo schieramento di appartenenza – avvenga con metodi di democrazia formale, mentre in realtà è il marketing politico che, come nei supermercati, guida gli orientamenti e chi dispone di grandi risorse monetarie può condizionare il consenso popolare.
Occorre ricordare come Obama sia impegnato, sin da quando era senatore dell’Illinois, a preservare ed ad estendere la normativa a favore dell’aborto. Certo i movimenti “pro life” e “pro choice” non hanno influito sull’esito elettorale, tuttavia qualche attenzione a questo tema occorrerà porlo in relazione sia agli investimenti che le fondazioni “pro choice” compiono all’estero, specie nei Paesi del terzo e quarto mondo, sino a condizionarne la vita politica sia all’azione svolta dagli Usa nelle agenzie specializzate delle Nazioni Unite.
Concordo con Carlo Pannella che, su "L'Occidentale" odierno, invita Obama a compiere un rapido ripasso della storia del Continente indiano sì da uscire dall'equivoco che risolta la questione palestinese sia automaticamente risolto il problema del terrorismo islamico.

domenica 16 novembre 2008

UDC. Ma chi è lo sposo ?

In questi ultimi giorni, dopo il risultato elettorale della provincia di Trento, si sono accavallate una serie di notizie. Spesso contraddittorie. Ma tutte riguardanti la collocazione dell’UDC nelle prossime elezioni amministrative.
Archiviato il caso Abruzzo con un brutale “niet” alla partecipazione dell’UDC alla cordata di centrodestra (però sarebbe giusto conoscere un po’ più nel dettaglio i retroscena),

  • si registra un caldo invito dell’on. Fitto (FI) alla partecipazione dell’UDC, col suo simbolo, ad una coalizione di centrodestra per le regionali in Puglia, cui fa da controaltare la dichiarazione del Ministro Ronchi (AN) che dice non volersi alleare con chi parla male dei Presidenti dei due rami del Parlamento.
  • contemporaneamente in Lombardia, l’UDC lombarda toglie l’ipotizzato sostegno all’alleanza con Penati (PD) e dichiara di voler correre da sola per tutte le amministrazioni locali ma…è pronta ad allearsi in una coalizione di centrodestra se il PdL da la sua disponibilità.
  • in Veneto si dice chiaramente che se l’UDC non dichiara la sua fedeltà futura gli assessori UDC se ne debbono andare dalla Giunta Galan.
  • l’on. Vannino Chiti (PD) dipinge il nuovo scenario del centrosinistra in cui gli assi portanti sono costituiti da PD ed UDC.
  • analogamente il Presidente della provincia di Viterbo, ipotizza l’entrata nella giunta di centrosinistra di esponenti UDC.
  • i rumors indicano l’on. Pezzotta (UDC) quale candidato sindaco di Bergamo in contrapposizione al candidato di centrodestra; Pezzotta non correrebbe per il centrosinistra (menomale….), ma per una Lista della Rosa per l’Italia. Tuttavia, dato per scontato che Pezzotta non arrivi al ballottaggio, uno spiritello maligno dice che quei voti Rosa saranno un bel regalo al centrosinistra. Comunque l’UDC Bergamo dove si metterà alle elezioni comunali, da sola o nella coalizione di centrodestra

La descrizione potrebbe continuare a lungo perché ogni parte d’Italia è una realtà a se stante senza un minimo comune denominatore.

Alcune cose sono, tuttavia, evidenti:

  • alcuni esponenti rappresentativi del PD stanno facendo la corte all’UDC per colmare il vuoto pneumatico ed il vicolo cieco in cui si trova il PD;
  • Forza Italia, dopo aver perso la battaglia di eliminare l’UDC, (vedi blog Il Legno Storto), sta cercando di recuperare il rapporto;
  • AN e Lega Nord sono contrari alla costituzione di un’alleanza di centrodestra comprendente l’UDC.

In questa situazione emerge l’assenza di iniziativa e linea politica dell’UDC (salvo le battute che lasciano il tempo che trovano). Forse – e non credo di chiedere troppo - sarebbe opportuno smetterla con la politica dei due forni ed affermare pubblicamente che l’UDC, quantomeno a livello locale e regionale, trova la sua collocazione politica nell’area di centrodestra e non tresca con il PD.