
giovedì 27 novembre 2008
BARACK OBAMA, PRESIDENTE ELETTO USA

domenica 16 novembre 2008
UDC. Ma chi è lo sposo ?
In questi ultimi giorni, dopo il risultato elettorale della provincia di Trento, si sono accavallate una serie di notizie. Spesso contraddittorie. Ma tutte riguardanti la collocazione dell’UDC nelle prossime elezioni amministrative.
Archiviato il caso Abruzzo con un brutale “niet” alla partecipazione dell’UDC alla cordata di centrodestra (però sarebbe giusto conoscere un po’ più nel dettaglio i retroscena),
- si registra un caldo invito dell’on. Fitto (FI) alla partecipazione dell’UDC, col suo simbolo, ad una coalizione di centrodestra per le regionali in Puglia, cui fa da controaltare la dichiarazione del Ministro Ronchi (AN) che dice non volersi alleare con chi parla male dei Presidenti dei due rami del Parlamento.
- contemporaneamente in Lombardia, l’UDC lombarda toglie l’ipotizzato sostegno all’alleanza con Penati (PD) e dichiara di voler correre da sola per tutte le amministrazioni locali ma…è pronta ad allearsi in una coalizione di centrodestra se il PdL da la sua disponibilità.
- in Veneto si dice chiaramente che se l’UDC non dichiara la sua fedeltà futura gli assessori UDC se ne debbono andare dalla Giunta Galan.
- l’on. Vannino Chiti (PD) dipinge il nuovo scenario del centrosinistra in cui gli assi portanti sono costituiti da PD ed UDC.
- analogamente il Presidente della provincia di Viterbo, ipotizza l’entrata nella giunta di centrosinistra di esponenti UDC.
- i rumors indicano l’on. Pezzotta (UDC) quale candidato sindaco di Bergamo in contrapposizione al candidato di centrodestra; Pezzotta non correrebbe per il centrosinistra (menomale….), ma per una Lista della Rosa per l’Italia. Tuttavia, dato per scontato che Pezzotta non arrivi al ballottaggio, uno spiritello maligno dice che quei voti Rosa saranno un bel regalo al centrosinistra. Comunque l’UDC Bergamo dove si metterà alle elezioni comunali, da sola o nella coalizione di centrodestra
La descrizione potrebbe continuare a lungo perché ogni parte d’Italia è una realtà a se stante senza un minimo comune denominatore.
Alcune cose sono, tuttavia, evidenti:
- alcuni esponenti rappresentativi del PD stanno facendo la corte all’UDC per colmare il vuoto pneumatico ed il vicolo cieco in cui si trova il PD;
- Forza Italia, dopo aver perso la battaglia di eliminare l’UDC, (vedi blog Il Legno Storto), sta cercando di recuperare il rapporto;
- AN e Lega Nord sono contrari alla costituzione di un’alleanza di centrodestra comprendente l’UDC.
In questa situazione emerge l’assenza di iniziativa e linea politica dell’UDC (salvo le battute che lasciano il tempo che trovano). Forse – e non credo di chiedere troppo - sarebbe opportuno smetterla con la politica dei due forni ed affermare pubblicamente che l’UDC, quantomeno a livello locale e regionale, trova la sua collocazione politica nell’area di centrodestra e non tresca con il PD.
sabato 11 ottobre 2008
PD: Legittima difesa !
Oggi sono comparsi sui muri i manifesti del PD che invitano alla manifestazione contro il Governo Berlusconi per sabato 25 ottobre 2008. Non mi dilungo sul giudizio negativo verso le manifestazioni di piazza, ma mi soffermo sul messaggio lanciato in uno dei manifesti in cui campeggia la frase LEGITTIMA DIFESA. Poiché devo presumere che sia noto il concetto di legittima difesa quale espresso dall’art. 52 del Codice Penale, la mia valutazione è che il gruppo dirigente del PD è uscito di senno e sta giocando col fuoco, dimentico che gli omicidi Calabresi, Biagi ed altri sono stati commessi da una mano assassina armata da incitamenti più o meno velati.
Evidentemente il pensatoio del “loft” del PD ritiene che la contesa politica si debba spostare dalle aule parlamentari a quella della violenza di piazza o peggio.
A questo punto ricordare che quanto sta attuando il Governo Berlusconi è stato sanzionato da un voto prima del corpo elettorale a grande maggioranza, poi dal Parlamento Italiano sembra del tutto superfluo per chi sprona alla violenza anziché svolgere la funzione propria dell’opposizione in Parlamento.
Una lezione però è doveroso trarla da questa allucinazione del PD: difficile, quasi impossibile immaginare percorsi comuni col PD da parte dell’UDC.
mercoledì 17 settembre 2008
Alpini mussulmani ? Mah !
Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l'animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani, e ci aiuti ad essere degni delle glorie dei nostri avi. Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore. Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall'impeto della valanga, fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, su le diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi, rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana. E Tu, Madre di Dio, candida più della neve, Tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza e ogni sacrificio di tutti gli Alpini caduti, tu che conosci e raccogli ogni anelito e ogni speranza di tutti gli Alpini vivi ed in armi. Tu benedici e sorridi ai nostri Battaglioni e ai nostri Gruppi. Così sia.
venerdì 12 settembre 2008
Una nuova generazione di politici cattolici
Qualche tempo fa, scrivevo che per i cattolici italiani si è aperta una quarta fase per la loro presenza, per il loro servizio all’interno della comunità nazionale. Torno su questo argomento perché di tutto mi accorgo, tranne che di un impegno politico dei cattolici. Forse ha ragione Benedetto XVI a chiedere forze nuove, visto il flop colossale che i cattolici impegnati in politica – ad iniziare dagli autoproclamatisi “cattolici adulti” – hanno realizzato da quando si è “suicidata” la Democrazia Cristiana ai giorni nostri.
Un flop che si è combinato con il progressivo rinserrarsi nel ghetto dei temi “non negoziabili”: la bioetica, la difesa della vita, la tutela della famiglia e così via. Quasi che solo questi argomenti possano giustificare l’impegno dei cattolici nella vita pubblica, quasi che su altri argomenti del convivere civile: lavoro, economia, energia - tanto per citarne alcuni a caso – i cattolici non abbiano nulla da dire. Mi piace ricordare come, nell’immediato dopoguerra, politici cattolici quali De Gasperi, Gonnella, Fanfani, Mattei, Vanoni, Segni contribuirono o determinarono - rispettivamente – le scelte internazionali, giuridiche, abitative, energetiche, fiscali ed agrarie che consentirono al Paese di sviluppare il cosiddetto “miracolo economico” degli anni ’60.
Non posso accettare che i temi economici e sociali siano dominio incontrastato degli allievi del prof. Ruffolo o che i temi della giustizia siano una riserva di caccia di liberali e di marxisti.
Se i cattolici italiani prestassero maggior attenzione ai temi della politica anziché agli starnazzamenti sulle varie leadership oppure sugli amorazzi captati dalle onnipresenti intercettazioni telefoniche, sarebbe un bel passo avanti.
Ragionare sull’economia sociale, sulla sussidiarietà, sulla politica energetica potrebbe essere l’impegno per una stagione che si annuncia difficile, non per colpa dell’ex-governo Prodi o dell’attuale governo Berlusconi, ma per la situazione internazionale.
Benedetto XVI, a Cagliari, ha affermato che “Serve una nuova generazione di politici cattolici”. Un concetto forte, ma che ci riporta ad una debolezza strutturale dei cattolici italiani.
Un concetto forte perché riafferma il principio che la Fede non va rinserrata nella sfera privata, ma testimoniata nella vita pubblica, con coerenza, traducendo il messaggio evangelico in progetti politici credibili. In altri termini “Dio non può essere confinato in sacrestia”, ma testimoniato col nostro impegno nelle cose della politica. Per questo servono forze nuove, che percorrano strade nuove.
Forse è opportuno che nel ricercare e percorrere strade nuove i cattolici italiani riscoprano criticamente il “popolarismo” sturziano, summa del pensiero politico cattolico del secolo scorso in cui è del tutto evidente il senso della laicità dell’impegno politico dei cattolici.
La debolezza strutturale del mondo cattolico costituisce una forte remora al raggiungimento dell’obiettivo posto dal Papa.
Finita la stagione dell’unità partitica, oggi i cattolici italiani subiscono gli effetti perversi della diaspora che li mette alla mercè di altri valori culturali ed ideali. Questi quindici anni di esperienza disastrosa di diaspora dovrebbe convincere i cattolici italiani a cambiare pagina e cercare le strade di un’unità, non solo sui valori, ma anche nelle strategie e negli strumenti operativi. La lezione di laicità, propria, del “popolarismo” sturziano afferma che le forme di presenza politica dei cattolici nella vita del Paese sono assunte in totale autonomia rispetto alle gerarchie ecclesiali; ricordarselo, quando da più parti si teorizza che non è riproponibile l’unità dei cattolici in politica, può essere opportuno.
Accanto a questa debolezza, ne esiste un’altra. Ben più negativa: la base del mondo cattolico, le diocesi, le parrocchie, le associazioni sono alcuni passi indietro rispetto alla ricollocazione pubblica del cristianesimo. Al di là di significative e benemerite, ma sporadiche, iniziative di singoli vescovi manca un piano organico di formazione alla Dottrina Sociale della Chiesa che permei di sé le normali attività formative. Oltre ai convegni e agli incontri specializzati, è necessario calare la formazione alla Dottrina sociale nelle diuturne attività delle associazioni e della parrocchie. Un lavoro che non appare e che non gratifica, ma che serve a costruire quella generazione nuova di politici cattolici di cui ha parlato Benedetto XVI. Certo c’è un’altra strada, più comoda: “appaltare” la formazione ai movimenti; pessima strada che ha consentito l’immissione nel ceto politico di alcuni soggetti cattolici che raramente dimostrano di avere, quale punto di riferimento, la comunità ecclesiale nella sua interezza. Per questo è auspicabile che la Chiesa, espressa nelle Parrocchie e nelle Diocesi, con le sue strutture ordinarie, dia corpo e sostanza all’invito di Benedetto XVI.
lunedì 8 settembre 2008
La Russa. Altro che gaffe: un'ingiuria !

Povero Giovannino, chissà come deve essersi rivoltato al sentire un Ministro della Repubblica esprimere, nella ricorrenza dell’8 settembre, questa considerazione: “ Farei torto alla mia coscienza se non ricordassi (insieme ai caduti nella difesa della Patria, ndr) che altri militari in divisa, come quelli della Rsi, soggettivamente dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della Patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli angloamericani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettivita' alla storia d'Italia”
Considero importante superare gli steccati della guerra civile che ha insanguinato il nostro Paese. Ma parificare i militari che restarono fedeli al giuramento di fedeltà al re, a quelli che tale giuramento tradirono mi pare veramente un po’ forte.
Se c’erano motivi per opporsi all’entrata nel PPE del carrozzone PdL (con la sua componente AN che non pare aver assorbito completamento la svolta di Fiuggi), questo di La Russa costituisce un macigno difficilmente rimovibile.
Ci pensi bene l’UDC quando verrà il momento di esprimere il proprio parere.
domenica 7 settembre 2008
MORIRE DEMOCRISTIANI
Ecco l'articolo pubblicato su "Formiche"
Il punto però non attiene solamente all’aspetto più apparente e superficiale dell’organizzazione del potere in Italia. Quel che oggi viene svelato è il pensiero debole dei centristi (di destra, sinistra e centro): un difetto strutturale di identità e missione.
La capacità politica di Berlusconi di interpretare l’elettorato senza la mediazione dei corpi intermedi, partito incluso, ha determinato uno sbandamento di quei protagonisti abituati alle liturgie, complesse e raffinate, della prima Repubblica. Di più, si è aggiunto il lavoro di elaborazione politica di Giulio Tremonti che ha riformulato le linee guida di una moderna economia sociale di mercato. Tutto questo ha spiazzato gli ex-dc. Che da un lato si erano “dimenticati” di affrontare in modo sistematico ed organico i temi economici e dall’altro sono rimasti prigionieri del pregiudizio anti-Cav, ritenuto – a torto o a ragione – un “usurpatore”. E non è un caso che a finire fuori gioco ci siano anche gli eredi dell’altra grande tradizione politica italiana: la sinistra.
Considerando Berlusconi un’anomalia sono diventati loro stessi – i rappresentanti dell’ortodossia partitica – un’anomalia.
Il guaio più grande è stato pensare che la storia e il presente politico dell’Europa non li riguardasse. È invece l’ancoraggio alle formazioni del Pse e del Ppe la chiave per la normalizzazione del sistema dei partiti in Italia. Certo, sono due grandi famiglie al cui interno convivono identità anche diverse ma quelle restano i punti di riferimento irrinunciabili per le forze politiche. E non c’è dubbio che Pse e Ppe siano alternativi fra loro anche se questo non esclude che, su singoli dossier, e in certi casi possano collaborare (al di là di uno scontato dialogo). Tradotto in italiano, questo significa che il Pd non può non essere nel filone del socialismo europeo e che l’Udc deve fare della sua storica appartenenza al Ppe un fatto strategico. Che, tradotto a sua volta, vorrebbe dire che non può non avere un rapporto privilegiato – ancorché su posizioni distinte – con l’altro partito iscritto nella famiglia popolare, il Pdl. È evidente che il partito di Casini se preferirà, per ragioni assolutamente legittime, non aderire al processo costituente del Pdl dovrà sfidare i cugini ex Forza Italia e An sul terreno dell’identità e del programma, magari recuperando l’adesione di exdc collocati nel Pd. Nel confronto fra le diverse anime del Ppe si potrebbero scoprire le tante contraddizioni del Pdl ma anche le altrettante possibili convergenze con l’Udc. È più importante il dibattito sulla leadership (su cui sono comunque gli elettori a svolgere funzione di arbitro) o la politica? Economia sociale di mercato e sussidarietà possono essere gli argomenti su cui rinnovare l’esperienza democristiana, o cattolica.
In autunno, per forza di cose, si riaprirà seriamente il cosiddetto cantiere delle riforme (una sorta di Salerno- Reggio Calabria del Parlamento). La Lega chiede il federalismo fiscale. I post-dc dovrebbero approfittarne per affermare la loro visione costituzionale e quindi chiedere di procedere contemporaneamente nella riforma della Carta, a partire – insistiamo! – dal titolo V e senza escludere forma di governo e giustizia. La crisi economica che sta muovendo solo i primi passi impone non solo una rigorosa politica di bilancio ma anche istituzioni maggiormente funzionali ed efficaci, tanto a livello nazionale (e locale) quanto a livello internazionale. Le scelte di questo governo sono assai discutibili (pensiamo per esempio alla mancata riforma dei servizi pubblici locali o alla volontà di non ridimensionare le province) ma molte vanno nella direzione giusta. Pensiamo alle proposte di Tremonti in sede europea e di G8. D’Alema, con senso di Stato, le segue con attenzione e spesso con favore. Perchè gli ex-dc che sono a vario titolo nell’opposizione debbono giocare di retroguardia? Per morire democristiani c’è bisogno dei democristiani, e perché i democristiani ci siano c’è bisogno che la strategia prevalga sulla tattica.